TEMA NATALE DI DONATO BILANCIA
NATO A POTENZA IL 10/07/1951 · ALLE ORE 02:30 · CANCRO ASCENDENTE GEMELLI
DICIASSETTE VITTIME E UN BAMBINO CHE PIANGEVA DENTRO
Diciassette vittime in sei mesi. Tra il 1997 e il 1998, l'Italia trattenne il fiato come davanti a un precipizio. Chiunque poteva essere il prossimo: una guardia giurata, un passeggero sul treno, una prostituta sul ciglio della strada, un benzinaio che aveva appena sorriso al cliente sbagliato. Nessuna logica apparente, nessun profilo definito. Ed era proprio questo — quell'assenza di pattern — a rendere il terrore così paralizzante, così viscerale.
Donato Bilancia aveva quarantasei anni quando uccise per la prima volta. Prima di allora, il silenzio. Nessun atto di violenza documentata, nemmeno verbale. Un ladro, certo. Un frequentatore di bische clandestine. Ma non un assassino. Cosa trasforma un uomo in una macchina di morte nel pieno della mezza età?
La risposta, sorprendentemente, è scritta nelle stelle — con una precisione che lascia sgomenti.
Il primo elemento che balza all'occhio nel Tema Natale di Bilancia è una concentrazione quasi totale di pianeti nell'emisfero inferiore del cielo. Solo Giove si affaccia all'emisfero superiore, come una sentinella solitaria. Questo squilibrio astrologico racconta qualcosa di preciso: un uomo profondamente radicato nel proprio ambiente, permeabile alle sue influenze, incapace di distaccarsene davvero. I luminari — il Sole e la Luna — occupano rispettivamente la II e la IV Casa: le case della sopravvivenza materiale, della famiglia, delle radici. Una struttura psicologica costruita attorno al bisogno viscerale di appartenere, di essere all'altezza, di non deludere le aspettative del proprio clan per essere accettati. Il rischio di questa configurazione è la svalutazione totale di sé qualora non si riesca a incarnare il modello richiesto.
E nel simbolismo maschile, il Tema rivela la sua faglia più profonda. Ogni pianeta associato al principio maschile appare lesionato, indebolito, come se il destino avesse sistematicamente sabotato il modello di virilità che quest'uomo aveva interiorizzato. Eppure, il modello di riferimento era durissimo: la tripla congiunzione Marte-Urano-Sole e Marte in Prima Casa disegnano la figura del "macho" per antonomasia — il maschio alfa, duro, muscolare, sicuro di sé, capace di fare strage di donne e di imporsi anche con la forza. Il patriarcato fatto carne e ossa.
Sorprende come questa tripla congiunzione descriva alla lettera la figura del padre, che Bilancia ha sempre dipinto come autoritario e manesco. Se leggiamo il Tema attraverso la lente dell'astrologia morpurghiana, Urano simboleggia le mani e Marte il guerriero che non usa modi morbidi: l'archetipo paterno violento è stampato nel cielo. Il problema è che quel modello era per lui irraggiungibile. E la distanza tra chi si vuole essere e chi si è, quando diventa abissale, può diventare devastante.
Marte — il pianeta dell'agire e dell'istinto virile — si trova nel segno del Cancro, in Prima Casa, al sestile di Venere. È immerso nell'acqua lunare, nel femminile più archetipico. Un guerriero con le mani legate, che teme costantemente di apparire debole o poco virile. Per compensare questa mollezza percepita, Bilancia poteva eruttare in scatti di suscettibilità esasperata, in sfuriate improvvise — il granchio che stringe le chele quando si sente minacciato, per ricordare a sé stesso e al mondo che sa essere duro.
Plutone è posizionato in Leone, il segno dell'orgoglio fallico e dell'esibizione della forza. Ma riceve il sestile di Nettuno dalla V Casa, co-significante del Leone stesso. Nettuno, anche quando forma aspetti positivi, insinua sempre l'ombra del dubbio: dissolve le certezze solari, le offusca. In Quinta Casa — il palcoscenico della virilità, del gioco erotico e della prestazione — la sicurezza della propria potenza viene letteralmente sommersa.
L'uomo non riesce a vivere il sesso o il ruolo di dominatore in modo lineare. Al contrario, l'atto sessuale diventa una sorta di esame universitario, dove la donna siede in cattedra come un giudice severo pronto a vivisezionare ogni difetto, la performance, la durata, l'adeguatezza del fallo. Perennemente tormentato dall'ansia da prestazione cronica e dal timore del giudizio, Bilancia scrutava il volto delle partner subito dopo l'amplesso alla ricerca di un segno di svalutazione. Per questo, spesso, cercava donne che considerava meno attraenti: un modo inconscio per abbassare l'asticella del giudizio e non sentirsi rifiutato.
Il Sole occupa il segno del Cancro, nel domicilio della Luna. L'identità è già di per sé liquida, legata al passato, alla memoria. La quadratura di Giove alla congiunzione Sole-Urano lo fa sentire un "diverso" rispetto ai modelli sociali, e la quadratura di Nettuno al Sole aggiunge una nebbia identitaria perenne: "Sono abbastanza uomo? Chi si nasconde dietro le mie maschere?"
E infine, il colpo di grazia: Giove in Ariete — l'impulso del maschio primordiale — si trova in XI Casa, la più anti-patriarcale dello zodiaco, e riceve la quadratura dalla congiunzione Sole-Urano in Cancro. L'impulso ad agire con forza viene neutralizzato, costretto alla civiltà, privo di sfogo. La capacità di imporsi era bloccata alla sorgente.
Per comprendere dove tutto ebbe inizio, dobbiamo scendere nell'infanzia attraverso lo studio di Mercurio e della IV Casa.
Mercurio si trova in III Casa nel segno del Leone, dispositore sia della Prima (l'identità) che della Dodicesima Casa (l'esilio). Non forma aspetti stretti con nessun altro pianeta: il sestile a Saturno ha un'orbita di ben 6 gradi e per rigore metodologico non può essere considerato. Ci troviamo di fronte a un pianeta isolato — una funzione scissa che urla nel vuoto. Questo bambino aveva un bisogno disperato di essere visto, ammirato, messo al centro della scena. Ma come dispositore della XII Casa, l'energia si è tradotta in un senso di solitudine e invisibilità totale.
La conferma viene dalla quadratura che Giove (la parola che gratifica, il riconoscimento verbale) forma con la congiunzione Sole-Urano in II Casa: quando il bambino faceva qualcosa, i suoi successi venivano ignorati, minimizzati, criticati. C'era un vuoto totale di gratificazione. La lesione avviene tra l'Ariete (l'Ego colpito) e il Cancro (le emozioni frustrate), cementando la convinzione: per quanto io faccia, non valgo abbastanza per il mio clan.
In IV Casa, la Luna congiunta a Saturno in Vergine dipinge una madre vissuta come fredda, severa e anaffettiva. L'accudimento di questa madre è stato puramente "igienico" e materiale (tratto Vergine): nutriva il corpo, stirava i vestiti, manteneva l'ordine, ma l'affetto era castrato. Il bambino era accettato solo quando era efficiente, ordinato, ubbidiente, come ribadito anche da Venere in Vergine nella stessa casa. Essendo la congiunzione Luna-Saturno a cavallo tra la IV (la famiglia) e la V Casa (la gioia, la vitalità), Saturno ha letteralmente congelato il diritto del bambino di esprimere la propria spontaneità.
Ma per questo bambino, la deprivazione era lacerante. La congiunzione Sole-Urano in II Casa in Cancro esprimeva un bisogno viscerale, quasi animale, di essere protetto e coccolato. Un bisogno che da adulto lo porterà a cercare continuamente un Padre-Guida, e a telefonare ai genitori per tutta la vita, pur mantenendo dialoghi formali e poveri.
Ci fu poi la vergogna profonda.
Il padre aveva l'abitudine di denudarlo ed esporlo allo sguardo delle cugine durante le visite ai parenti. Il piccolo Donato soffriva di enuresi — e la madre esponeva le lenzuola bagnate alla vista di tutti. Il suo corpo, la sua virilità nascente e il suo apparato genitale divennero fonte di umiliazione pubblica, un trauma vissuto come un'anomalia insanabile. Quel bambino non si rialzò mai davvero.
Eppure, per un lungo tratto di vita, Bilancia trovò una via d'uscita. Il destino gli mise davanti un ladro di professione che divenne il suo Maestro.
Il Tema Natale illumina perfettamente questa parentesi. La congiunzione Luna-Saturno in Vergine gli conferiva un'attenzione maniacale ai dettagli, una capacità quasi intuitiva di leggere i meccanismi di serrature, ingranaggi e casseforti: le rapine venivano pianificate per settimane con cura artigianale. La propensione a questa "professione" trova conferma nella posizione di Mercurio e Plutone in III Casa, due pianeti accomunati da una precaria onestà. L'Ascendente Gemelli — con Mercurio posizionato nella sua Casa naturale per co-significanza con il segno dei Gemelli — aggiungeva destrezza, agilità e furbizia.
Plutone in III Casa in Leone, al sestile di Nettuno in Bilancia in V Casa, gli donava inoltre la capacità di essere un teatrante consumato. Si mimetizzava vestendosi con abiti elegantissimi e raffinati, confondendosi con i residenti facoltosi dei quartieri che ripuliva.
Qui Bilancia trovò il suo riscatto illusorio. I soldi rubati o vinti nei casinò (la III e la V Casa legate dal sestile hanno in comune il gioco, e Plutone vi aggiunge l'azzardo e il rischio) diventarono la moneta con cui comprava l'approvazione, la compagnia, l'appartenenza. Pagava per tutti, prestava senza garanzie, elargiva con una generosità compulsiva. È la traduzione letterale di Plutone in Leone in III Casa trigono a Giove in Ariete in XI Casa (gli amici): usare il denaro per costruire un personaggio degno di ammirazione.
Ma era disperazione travestita da eleganza. Dietro ogni conto saldato c'era il bambino invisibile che chiedeva: valgo qualcosa per te? Il denaro compra la presenza, non l'affetto. Ogni volta che un amico spariva quando i soldi finivano, la ferita si riapriva identica. Lui non poteva smettere di comprare, perché farlo avrebbe significato affrontare il vuoto interiore.
E poi arrivò Il Crollo
Maurizio Parenti era, nella mente di Bilancia, un amico vero. Uno dei pochissimi.
Poi, la verità dietro la porta di un bagno, durante una pausa al tavolo da gioco. Bilancia ascolta Parenti e il suo complice Centenaro ridere di lui: "Hai visto in che modo sono riuscito ad agganciarlo e a portarlo qui da noi?" La partita era truccata. Lo stavano spennando con metodo.
In quel momento, il castello di carte crollò clamorosamente. Non era per il denaro perduto — era la conferma devastante che lui non valeva nulla. Se anche l'unico amico autentico lo considerava solo una preda da ripulire, la sua identità era azzerata. Cadde in una depressione cupa, che si trasformò rapidamente in rabbia cieca e distruttiva contro i falsi amici, contro il mondo e contro quelle donne che lo facevano sentire inadeguato, riportando a galla tutti i dubbi del "maschio" tradito.
Il Tema Natale, anche qui, è di una precisione agghiacciante: Giove in Ariete (la rabbia che cresce, il furore primordiale) in XI Casa (gli amici), si trova opposto a Nettuno (l'inganno, la dissoluzione) in Bilancia in V Casa (le relazioni da gioco). Entrambi i pianeti formano una quadratura alla congiunzione Sole-Urano in II Casa — l'identità improvvisamente scossa, il trauma che deflagra, il patrimonio materiale ed emotivo che crolla.
Sfido chiunque a definirlo semplice coincidenza.
E così, la macchina di morte si avviò.
Eppure, persino nella notte più buia, rimase una crepa di luce.
Una notte, Bilancia si trovò di fronte a una prostituta. Avrebbe dovuto essere la vittima successiva. Ma la donna, terrorizzata, gli disse che a casa aveva una bambina che la stava aspettando.
E lui si fermò.
Forse, in quell'istante, attraverso la nebbia della sua follia, Bilancia vide qualcosa che non poteva toccare. Quel bambino esposto, umiliato, mai protetto da nessuno — tormentato dall'enuresi e dalla vergogna — piangeva ancora dentro di lui. Fermandosi davanti al pensiero di quella bambina, per un solo istante fece l'unica cosa che nessuno aveva mai fatto per lui: proteggere l'innocenza. L'infanzia violata era l'unico confine sacro rimasto. L'unica cosa che la sua rabbia non riuscì ad attraversare.
Vittorino Andreoli ha osservato che ogni volta che Donato Bilancia uccideva qualcuno, simbolicamente uccideva sé stesso — perché lui fu il primo a non accettarsi, il primo a condannarsi. Il Tema Natale lo conferma: il Sole leso in II Casa può autoconvincerti che non ci sia un posto nel mondo per te, mentre la quadratura a Nettuno in V Casa alimenta il desiderio oscuro di annullare la propria esistenza. Bilancia non si accettava. Non si piaceva. In un colloquio con Andreoli, si rammaricava profondamente di non aver saputo costruire nulla di solido nella sua vita.
E poi c'è la fine — quasi beffarda, quasi inevitabile. Bilancia fu un criminale di precisione chirurgica, capace di non lasciare tracce per mesi grazie alla congiunzione Luna-Saturno in Vergine che gli donava metodo e perfezione esecutiva. Ma fu tradito da una leggerezza tipicamente geminiana, legata alla gestione superficiale delle apparenze: venne catturato perché non aveva pagato alcune multe autostradali e il conto del carrozziere della sua Mercedes nera, usata per i delitti.
La mente scaltra dei Gemelli era inciampata sulle piccole meschinità materiali della Vergine. La grande mente criminale, caduta sulle briciole.